Bitcoin e Bulgaria: due mondi molto vicini

Bitcoin Bulgaria

Il bitcoin e la Bulgaria possono sembrare due mondi lontani e inconciliabili. Se vuoi scoprire perché non è affatto così, leggi questo articolo!

Il bitcoin spiegato semplice

Il Bitcoin (con la B maiuscola) è un protocollo open-source (ad accesso libero) in grado di replicare un sistema di pagamento, quale quello bancario, senza che si renda necessaria la presenza di un intermediario centrale.

Tale protocollo è gestito e impiegato da una rete di soggetti “anonimi” che nell’economia della rete vengono definiti “nodi”.

Quando, invece, si parla di bitcoin (con la “b” minuscola) ci si riferisce alla criptovaluta creata nel 2009 da Satoshi Nakamoto, ad oggi in assoluto la più famosa e diffusa.

In sostanza, con il Bitcoin è possibile effettuare transazioni in bitcoin (BTC) del tutto anonime, ma pubbliche perché registrate in un registro condiviso da tutti i nodi. Alla base di questa condivisione vi è l’intento di decentralizzare l’utilizzo del denaro.

La decentralizzazione, a differenza di quanto si possa pensare, non compromette la sicurezza del sistema: infatti, grazie al registro condiviso si evita l’annoso problema del double spending, ovvero lo spendere due volte la stessa moneta superando la propria capacità di spesa.

Dagli anni 2010 il bitcoin ha registrato una crescita esponenziale grazie anche all’hype generato dagli halving (ossia, il dimezzamento della ricompensa riconosciuta ai miner con la conseguente riduzione dell’offerta di BTC e il possibile apprezzamento della criptovaluta), arrivando in questi ultimi mesi a quota 8.000 dollari circa.   

Oggi il BTC viene impiegato, ad esempio, come strumento di diversificazione del proprio portafoglio di investimenti. Ad ogni modo, poiché si tratta di uno strumento estremamente volatile, gli attori del mercato finanziario tradizionale ne sconsigliano l’utilizzo.

Bitcoin in Bulgaria: esiste?

Bitcoin e criptovalute di Stato nel mondo

Al momento diversi Paesi nel mondo si stanno dotando di una legislazione in materia di criptovalute.

Una delle nazioni di maggiore rilievo a muoversi in tal senso è stata indubbiamente la Cina che sta lavorando con la sua banca centrale, la PBOC, alla creazione di uno yuan digitale da affiancare alla sua moneta fiat, lo yuan.

In Europa, la Francia ha in progetto l’emissione di una criptovaluta di Stato, l’Italia ha creato in seno al Ministero dello Sviluppo Economico una Task Force dedicata ai temi della blockchain e dell’intelligenza artificiale.

In Venezuela il petro è già criptovaluta di Stato ancorata al prezzo del petrolio.

L’approccio bulgaro al bitcoin

La Bulgaria, invece, non ha intenzione al momento di emettere una criptovaluta di Stato da affiancare alla sua moneta in corso legale, o fiat, ossia il lev (BGN). Per maggiori informazioni riguardo al lev, ti invito a leggere questo articolo.

In Bulgaria, però, fiorisce il mercato delle cosiddette farm, cioè le strutture attrezzate per il mining di criptovalute. Queste farm sono numerose e si concentrano soprattutto nella regione circostante la capitale, Sofia.

A capo delle società di mining troviamo imprenditori stranieri, spesso anche italiani, i quali sfruttano i bassi costi dell’energia elettrica in Bulgaria (circa un terzo rispetto all’Europa occidentale).

Infatti, devi sapere che il mining è un’attività estremamente energivora. Quindi, meno costa l’energia in un Paese, più quest’ultimo diventa interessante per gli investitori.

Bulgaria: seconda al mondo per numero di BTC?

Negli ultimi anni è a lungo girata la notizia secondo cui la Bulgaria detenesse riserve in BTC persino maggiori di quelle aurifere.

E questa notizia potrebbe anche essere vera, ma sono doverose alcune precisazioni in merito. Vediamo perché.

Il caso dei bitcoin confiscati: antefatto

Nel 2017 le autorità bulgare grazie al supporto del SELEC (Southeast European Law Enforcement Center) hanno portato a termine un’operazione investigativa relativa a presunti crimini informatici finalizzati all’evasione fiscale.

L’operazione si è conclusa con la confisca di diversi beni che sarebbero stati usati dai soggetti implicati nella commissione di detti crimini.

Sono state confiscate anche le attività finanziarie in cui i trasgressori avevano investito i proventi dei crimini perpetrati. In particolare, si tratta di ben 200.000 bitcoin detenuti in diversi wallet digitali non protetti in maniera tale da impedirne l’accesso.

Vista la scarsa protezione, gli inquirenti sono riusciti a entrare in possesso di questo bottino incredibile sul quale, però, aleggia un alone di mistero.

Infatti, dal momento che questi bitcoin rientrano nell’ambito di un procedimento penale, viene mantenuto un certo riserbo a riguardo.

Il caso dei bitcoin confiscati: il mistero

Per un certo periodo di tempo si è pensato che la Bulgaria in sostanza stesse facendo hodling, ossia stesse adottando quella pratica di investimento in criptovalute secondo la quale si preferisce mantenere dove sono le attività finanziarie investite senza riallocarle.

A smentire questo scenario arriva la rivista online bulgara Bivol secondo la quale i bitcoin confiscati sarebbero stati venduti sul mercato a dicembre 2017 in un momento assai propizio in termini di prezzi.

Questa vendita avrebbe assicurato allo Stato bulgaro un’entrata pari a 3 miliardi di euro.

E come sarebbero stati usati questi soldi? Si vocifera che siano serviti per acquistare una squadriglia di nuovi velivoli militari.

Tuttavia, i dati a disposizione sono insufficienti per determinare se la Bulgaria abbia realmente venduto i bitcoin confiscati e, se sì, per capire cosa ne abbia fatto.

Ciò che sappiamo, però, è che, se effettivamente il Paese balcanico sta adottando un approccio hodling, deve prestare la massima attenzione sulle modalità di conservazione ed eventuale trasferimento.

Infatti, il bitcoin è particolarmente sicuro quando scambiato in piccole quantità perché le transazioni si perdono nell’universo di spostamenti di criptovalute.

Tuttavia, quando si tratta di cifre molto importanti, vi è il rischio che si riesca a capire esattamente le modalità e la destinazione della transazione. Questo potrebbe essere un ulteriore motivo per il quale la Bulgaria non intende svelare gli indirizzi sui quali detiene i bitcoin.

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Matteo Cima Administrator
Your Bulgarian Business Helper
Sono consulente linguistico specializzato nei settori legale e finanziario. Traduco il diritto e la finanza da inglese, russo e bulgaro in italiano. Aiuto gli imprenditori italiani a sviluppare la loro attività in Bulgaria.
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